TESTI E INTERVENTI
Antonio Dragone, Dialoghi, Edizioni Sensibili alle foglie, pp. 127, Euro 15,00.
Introduzione di Gabriella Caramore. Postfazione di Vincenza Pellegrino.
PREFAZIONE
di Gabriella Caramore
Tra chi, questi dialoghi? Dialoghi dell’autore con sé stesso, con presenze del passato che non più raggiungibili, con figure incontrate nel quotidiano? Con forme simboliche con le quali è chiamato a confrontarsi per non sfuggire a sé stesso e alla sua storia? Con pensieri altrui che si intrecciano convulsamente con i propri e lo chiamano a una sfida, a cui risponde con altrettante sfide?
Di fatto, anche il lettore viene chiamato a una sfida, inoltrandosi in questi dialoghi. Viene invitato a sostenere il peso di un disvelamento mai compiuto fino in fondo, non perché lo impediscano reticenze o nascondimenti, ma perché di fronte alla vita nuda, di fronte al dolore vissuto e arrecato, di fronte a irreparabili lacerazioni della carne e dell’anima, mai si potrà raggiungere una soglia definitiva di quieto approdo. …


DISCIPLINA NELLA METAMORFOSI:
LE RIVELAZIONI NELLA PITTURA DI MARILÙ EUSTACHIO.
di
Gabriella Caramore

Ogni espressione d’arte è metamorfosi: prova a fissare in una forma – una parola, un suono, un’immagine, un gesto, una sequenza – senza mai riuscirvi completamente il riverbero di una sensazione, un barlume di verità colto in un attimo, la scoperta fuggevole di un istante. Sì, anche la pittura, la più materica delle arti,
quella che sembra fissare per sempre sul corpo della carta, o della tela lo scorrere della vita fluente, in realtà mostra solo per fuggevole allucinazione la cattura di un baleno. Di fatto, la percezione di imprigionare il reale non è che illusione. La pittura di Marilù Eustachio – sia essa cu carta, su tela, su garza, si tratti di disegni a matita o a china, acquerelli, acrilici, pastelli, elaborazioni di materiali di scarto – rappresenta con grande evidenza il carattere della metamorfosi. “Quando traccio su una tela o su un foglio dei segni, quando stendo dei colori, quando inizio un lavoro, mi aspetto una piccola rivelazione, una scoperta: un mondo che affiori dal buio e affermi la sua esistenza, un’immagine inattesa e sconosciuta”. Penso ad esempio alla serie innumerevole di “Teste”, che non sono propriamente volti, ma quasi macchie di colore, contornate però da un bordo scuro, come a voler dire l’individualità di ciascuna, ben separata da ogni altra, in cui le sfumature del
colore – a volte ottenute per contaminazione o per sovrapposizione – non nascondono la complessità di ogni soggetto. Quei volti che vibrano dal violetto al verde smeraldo, dal cremisi all’amaranto, dall’indaco al blu intenso, lasciano trasparire un carattere, un pensare, oserei quasi dire una storia: anonimi e nominati al tempo stesso. Parlare di arte figurativa o di arte astratta nel caso di Eustachio non ha senso. La sua è un’arte metamorfica anche in questo. Scivola da una forma
all’altra, attendendo che l’immagine si accenda – non solo in lei che dipinge, ma anche nello spettatore che scruta le sue opere – “nel margine del rischio, dell’irrisolto”. Così le montagne dei suoi amati paesaggi altoatesini, luoghi della sua origine e del suo ricordo, più che “fotografie” sono memoria, dolore e tenerezza al tempo stesso, “punto di partenza e di ritorno”. Così gli alberi, umani e vegetali al tempo stesso. Così i fiori, sensuali e caduchi. Così gli angeli, “forme corporee e celestiali”. E ogni altra cosa creata dalle mani di Marilù, quasi guidate da una necessità di esplorazione, da una tensione “tra realtà e immaginazione”.
È però necessario, per accostarsi all’opera di Eustachio, tener conto di come tutto questo lavorio che conduce a un esito sospeso, indefinito, sia frutto di una costante, accanita disciplina. Lo testimoniano,
ad esempio, i suoi innumerevoli Taccuini (centinaia? comunque esercizio quotidiano a partire dal 1986), pieni di annotazioni minute sulla giornata, su un piccolo evento, corredati di uno schizzo, di un tratto di penna, di citazioni: tutti esercizi che giorno per giorno hanno costruito il suo fare e il suo pensare. Ne sono prova le sue passioni di lettrice devota, metodica, che sa gustare, assaporare la
costruzione di una frase, di un’intuizione, di un racconto, poi rimuginato a lungo nello spazio interiore, fino a far risuonare di sé un quadro, un disegno, una fotografia. Sì, perché tra le varie sperimentazioni dello sguardo pittorico di Marilù c’è anche la passione per la fotografia: limpida e trasfigurata, commossa e distaccata.
Forse è difficile, per chi conosca Marilù, riconoscere il rigore della disciplina, la costanza dell’attenzione in quel suo essere scanzonata, ironica, bozzettistica nel raccontare scenette trasteverine, affettuosa con gli amici, cui però non risparmia battutine sarcastiche stemperate in un sorriso.
Ma avere disciplina non significa corrispondere a regole formali. Piuttosto, cercare dentro di sé, e nel mondo fuori, un amore per l’esattezza, con lo scopo di “giungere al riconoscimento dell’ordine e della necessità che governano le cose”. Le quali mai sostano, ma si trasformano nella loro eterna metamorfosi.
Alla fine, è Marilù stessa che chiarisce il senso della sua pittura: “Per essere sé stessi, per essere diversi da sé stessi, per essere incerti”.
Grazie, cara Marilù, per quella incertezza che ci mostri.
Roma, 11 aprile 2024

Luigi Reitani
Un mio scritto di tanti anni fa, per ricordare con gratitudine e commozione un momento dei miei incontri con Luigi Reitani, morto il 31 ottobre 2021.
Premio Montano 2014, edizione XXVIII
A Luigi Reitani*
Gabriella Caramore
Congetture sulla letteratura ed il mondo
È lungo il viaggio di Luigi Reitani attraverso la letteratura tedesca e quella austriaca. In questi saggi se ne ritrova la parabola, dalle espressioni più alte della “tradizione” alle punte più acuminate della “modernità”: da Goethe a Hölderlin, da Kleist a Sebald, da Celan a Bernhard, e ad altri ancora che non sono oggetto dell’attenzione di questa raccolta, ma costituiscono una nutrita galleria di figure: da Bachmann a Lavant, da Kafka a Rilke, e via via, di nome in nome. Può dunque risultare problematico identificare l’idea o il punto di prospettiva che fa da guida al lavoro di Reitani, che è interprete, storico, critico, e anche, quasi sempre, traduttore (basti ricordare l’impresa davvero “eroica” della cura dell’opera poetica di Hölderlin).
Ma è sufficiente seguirlo nello scavo tenace, paziente, rapsodico e sistematico insieme, dentro le parole, i silenzi, i chiaroscuri dei “suoi” autori per capire che vi sono vari registri, vari movimenti che lo orientano nell’esplorazione dei testi, nell’auscultazione dei linguaggi. …

Fanciulle suonatrici, Soffitto dello Steri di Palermo (particolare)
AA.VV., Discanto. Voci di donne sull’enciclica “Fratelli tutti”, a cura di Maria Cristina Bartolomei e Rosanna Virgili
Paoline 2019
NUOVI CIELI E NUOVA TERRA?
“…Ho tuttavia l’impressione che, se non si pone mano a quelle convinzioni che costituiscono un corpus intoccabile nell’apparato della Chiesa; se non si farà ricorso a un esercizio critico che ripercorra la storia della Chiesa fin dalle sue origini rilevandone non soltanto le cadute, ma l’incongruo suo formarsi e costituirsi come autorità politica, o morale, o spirituale superiore alle altre; se non si tenterà un raccordo tra i risultati dell’esegesi dei testi sacri e la prassi dei fedeli, tra uno studio critico della storia e le esigenze del presente, sarà difficile scalfire quei presupposti che rendono legittimo, agli occhi di molti, l’assoggettamento di alcune categorie di persone ad altri gruppi sociali, in spregio a ogni rivendicazione di libertà, uguaglianza, fraternità. …
Gabriella Caramore, Nuovi cieli e nuova terra?
pp. 50-51

Simone Weil
AA.VV. L’Europa di Simone Weil. Filosofia e nuove istituzioni, a cura di Rita Fulco e Tommaso Greco, Prefazione di Roberto Esposito, Introduzione di Giancarlo Gaeta.
Quodlibet Studio, 2019
“DARE REALTA’ AGLI ESSERI E ALLE COSE”. UN PROGETTO DI GIUSTIZIA

Josif Brodskij
JOSIF BRODSKIJ, LA MIA VITA È UN’ASTRONAVE
di Gabriella Caramore
Intervista radiofonica del 17 gennaio 1993 all’interno dela trasmissione di Radio 3 Paesaggio con figure.
Ora in Josif Brodskij, Conversazioni, a cura di Cynthia L. Haven, Adelphi 2015
“C’era, nel modo di discorrere, di rispondere di Brodskij – ma nel ricordo acquista rilievo anche la cornice di quell’incontro: lo spazio dell’Accademia Americana a Roma, a Villa Aurelia, sul Gianicolo, in cui il freddo eccezionale che avvolgeva la città pareva quasi smentito da accenni di primavera precoce – una particolare accelerazione del tempo logico. Una rapidità nello scartare dalla domanda, offrendo in cambio il conio di un’immagine,di una figura, o un passaggio, che solo in seconda battuta si svolgeva in pensiero. Pareva che un po’ giocasse allo stesso gioco di imprevedibilità che – ci diceva – strutturava similmente un sonetto di Auden o un quartetto di Haydn, in cui il primo verso, o la prima frase, lasciano intatta la sorpresa di quello successivo … ” p.245

Olivier Messiaen
NUOVI CIELI, VECCHIA TERRA
Meditazione tenuta il 3 agosto ad Arte Sella e il 4 agosto a Pieve a Elici [cfr. APPUNTAMENTI] in occasione della esecuzione di
Olivier Messiaen, Quatuor pour la fin du temps, Mario Brunello al violoncello, Andrea Lucchesini al pianoforte, Marco Rizzi al violino, Gabriele Mirabassi al Clarinetto

POESIA 338
Direttore Nicola Crocetti
Mensile internazionale di cultura poetica
Anno XXI, Giugno 2018, n° 338
Gabriella Caramore, “Endre Ady. Il perdono della luna.”
Con una piccola antologia poetica
Vedi il numero di giugno di Poesia, mensile internazionale di cultura poetica

Etty Hillesum
UN ARDORE ELEMENTARE. ETTY HILLESUM TRA DIO E MONDO.
Goethe Institut, Roma – 23 gennaio 2002
Occorre fare subito una duplice precisazione, parlando della “spiritualità”[1] di E. H.. La prima è che “spiritualità” non è una espressione che si addice a Etty: è troppo vicina a “spiritualismo”, è parola troppo astratta dalla vita reale, concreta, intrisa di terra degli esseri umani per poter essere attribuita a Etty. E tuttavia poiché avremmo problemi anche con “religiosità”, o con “fede”, per ora ci accontenteremo di questa, per indicare il rapporto con Dio che lentamente ma senza ambiguità Etty sviluppa nel corso della sua breve vita. …
[1] V. Uomini e Profeti, giugno 1996