La parola Dio

“Un Dio troppo simile alla volubile creatura umana per essere quel Dio affidabile, quella roccia su cui dovrebbero poggiare i passi insicuri degli uomini? Forse. Ma la grande “invenzione” del popolo di Israele – mi si passi questo termine, che non vuole avere niente di riduttivo, ma a cui anzi è possibile, da un certo punto di vista, assegnare un valore davvero universale – è proprio quella di un Dio che vive dentro la contraddizione dell’umano, a cui vuole garantire leggi e libertà, ma capace anche di innalzarsi al di sopra della storia per scrutare gli abissi dell’origine e della fine, in bilico tra caos e armonia. Perciò quella parola continua ad essere così grande.”

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Pensare che Dio sia “soltanto”
una parola non significa ridurne
il valore nella storia.
Al contrario, può significare
dare contenuto di realtà
alle radici profonde
che hanno indotto, nei secoli,
comunità di esseri umani
a lavorare intorno a questa immagine,
costruendo una foresta di simboli,
tracciando cammini di conoscenza
e di relazione tra gli uomini.

A cura di Roberto Berardi                                    2016 – 2020                                       Unico sito autorizzato da Gabriella Caramore