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PICCOLO ARCHIVIO2018-01-08T18:24:32+00:00

Etty Hillesum

In questa sezione potete riascoltare le tre puntate di Uomini e Profeti, “Un ardore elementare. Etty Hillesum, 1941 – 43 “, con Gabriella Caramore.

Letture di Roberta Greganti

Etty Hillesum, Diari 1941-1943 | UN ARDORE ELEMENTARE | Parte 1

“Sul ruvido tappeto di cocco”, con Gabriella Caramore

Etty Hillesum, Diari 1941-1943 | UN ARDORE ELEMENTARE | Parte 2

“Aiutare Dio”, con Gabriella Caramore

Etty Hillesum, Diari 1941-1943 | UN ARDORE ELEMENTARE | Parte 3

“Eppure la vita”, con Gabriella Caramore

Uomini e Profeti – Lezioni
Enzo Bianchi, “L’Evangelo: una buona notizia per i poveri, i peccatori, i malati, le donne, gli stranieri”.

I    puntata domenica 5 marzo 2017
II  puntata domenica 12 marzo 2017
III puntata domenica 19 marzo 2017
IV puntata domenica 26 marzo 2017

Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, è un amico di vecchia data di “Uomini e Profeti”. Ha collaborato con me fin dall’inizio, quando lo chiamavo talvolta al telefono per brevi interventi in trasmissione. Ma quando lo conobbi personalmente, andando da lui in Comunità, nel 1995, e conobbi gli altri fratelli e sorelle della Comunità, ne nacque un rapporto più consistente e duraturo.
Era la settimana prima di Pasqua. Nella cornice primaverile che colorava in quei giorni il paesaggio e gli ambienti, nella cura di ogni particolare, nella serietà degli studi e del lavoro di ciascun monaco e monaca, nell’accoglienza ospitale verso chi era di passaggio, ebbi l’impressione di qualcosa di realmente nuovo nella vita spirituale – ma anche culturale – italiana. C’era qualcosa, in Fratel Enzo e nella Comunità, di radicalmente aperto al mondo e alle inquietudini dei tempi; ma nello stesso tempo un fondamento nelle Scritture e nella tradizione che garantiva la consistenza, la solidità teologica e umana della loro esperienza.
Per anni Enzo Bianchi è intervenuto in trasmissione realizzando con noi almeno un ciclo all’anno: cicli biblici, ma anche sulla vita monastica, su figure spirituali di ogni tempo, su questioni spinose per le fedi e per il mondo. Quando, nel 2010, iniziammo la serie di “Leggere la Bibbia” lo abbiamo chiamato anche ad essere per noi consulente e garante di un’operazione che presentava i suoi rischi e le sue difficoltà. Ha sempre risposto con generosità e entusiasmo, mettendo al servizio di un pubblico  molto variegato la conoscenza dei testi biblici maturata in anni e anni di studio e di meditazione, ma anche il calore umano, l’apprezzamento per le forme del vivere, la tenerezza per i più fragili.

Quest’anno gli ho proposto – nella nuova veste delle “Lezioni”, non più “dialoghi”, ma “lezioni” vere e proprie – di leggere per noi il Vangelo nella sua valenza di “buona notizia”. Per chi è buona notizia? Per i poveri, i malati, i peccatori, le donne, gli stranieri. Ma che cosa significa “buona notizia” per i più svantaggiati nelle società di tutti tempi? E come guardare al Vangelo perché non diventi la proiezione delle aspettative dei credenti, non un idolo, non un ricettacolo di norme morali, ma un annuncio che vi è speranza per gli ultimi della terra, che da essi occorre partire per ricostruire umanità?
Enzo Bianchi prende in mano la Bibbia, e scava, per così dire, a mani nude. Senza schivare alcune provocazioni e sollecitazioni. Vale la pena ascoltare che cosa dice.

UOMINI E PROFETI – LEZIONI
domenica ore 9.30 dal 4 dicembre 2016 al 1 gennaio 2017
“OGNUNO SARA’ COME UN RIPARO CONTRO IL VENTO. PROFEZIE, UTOPIE, VOCI NEL DESERTO” di GABRIELLA CARAMORE

Gabriella Caramore ritorna a Uomini e Profeti con un ciclo di cinque puntate attraverso la profezia biblica, passando per le moderne utopie e i “sogni sociali” della storia, per arrivare a mettersi in ascolto di chi, nel presente, ancora sogna, desidera, prefigura un mondo nuovo.

Che cosa hanno in comune “profezia” e “utopia”? Forse soltanto il punto in cui scaturiscono: una feroce critica del presente e un desiderio, un sogno, di un mondo che ancora non c’è, ma che forse potrebbe esserci: un mondo di armonia e di giustizia, di pienezza e di libertà. Certamente nella storia profezia e utopia hanno preso strade diverse, sono andate incontro a sconfitte diverse, si sono trasformate in prospettive diverse: oggi è ancora possibile pensare in termini di profezia e di utopia? Qualche “voce nel deserto” ancora si leva, ma ad annunciare che cosa?

I puntata “Le mie parole sulla tua bocca”  –  Ascolta qui il podcast della prima puntata
II puntata “Asciugherà le lacrime da ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire dalla terra”  –  Ascolta qui il podcast della seconda puntata
III puntata “Un regno in nessun luogo”  –  Ascolta qui il podcast della terza puntata
IV puntata “Gloria nei cieli e pace sulla terra?”  –  Ascolta qui il podcast della quarta puntata
V puntata “Nuovi cieli, vecchia terra”  –   Ascolta qui il podcast della quinta puntata

Letture – tratte da testi classici e contemporanei – eseguite da Manuela Mandracchia e Peppe Servillo.

Geremia lamenta la distruzione di Gerusalemme
Rembrandt Harmenszoon Van Rijn

Ricordo di Paolo De Benedetti

Una delle voci che hanno accompagnato e caratterizzato in maniera forte Uomini e Profeti è stata quella di Paolo De Benedetti. È morto ad Asti, domenica 11 dicembre, pochi giorni prima del suo compleanno. Avrebbe compiuto novanta anni. Novanta anni vissuti con una fibra forte del pensiero, ma indeboliti negli ultimi tempi da una serie di fragilità del corpo. Era attesissima la sua presenza in trasmissione. Seguito con attenzione fedele e affettuosa da chi voleva accostarsi all’ebraismo con rigore e libertà, da chi non accettava una visione confessionale e a volte troppo ristretta del cristianesimo, da chi pensava – e pensa – che sia legittimo e doveroso porgere agli uomini di fede le domande che riguardano i dubbi di tutti: persone religiose e areligiose. Sta a quegli uomini di fede non tirarsi indietro, dare dignità ai percorsi di fede rispondendo alle domande con altre domande, con aperture di discorso, con nuovi disincanti e nuovi stupori.
Paolo De Benedetti seduceva con una freschezza di bambino, che si insinuava anche nella voce, assieme a una sapienza pacata e antica, piena di esitazioni, di “forse”, di “tuttavia”. Tutti gli anni, in fondo anche gli ultimi, accettava con entusiasmo l’invito a realizzare per la trasmissione un ciclo dedicato a un tema biblico o teologico, oppure il semplice intervento in puntate più occasionali. Sapeva commuoversi fino alle lacrime di fronte alla fragilità delle creature. Ma sapeva anche sdrammatizzare le cose serie, soprattutto quelle teologiche, con un sorriso o una battuta di spirito. Ora ci manca. Ma sono talmente tante le cose che ci ha lasciato, che possiamo continuare a studiare con lui, a piangere o a scherzare assieme ai suoi pensieri.

Per chi volesse riascoltare il ricordo di Paolo De Benedetti a Uomini e Profeti, rimandiamo alla puntata del 17 Dicembre 2016
Sulla scheda del sito  si trova anche l’elenco delle trasmissioni e dei libri che abbiamo realizzato con lui.

In data 20 Dicembre 2008 è uscita anche sul supplemento Tutto Libri de La Stampa un’ intervista di Gabriella Caramore a Paolo De Benedetti.
Si può leggere ora su Doppiozero

Le dieci parole di Dio. Le Tavole della libertà e dell’amore
Rai Radio 3, “Uomini e Profeti”, 12 puntate dal 2 dicembre 1995
al 17 febbraio 1996, 
con Paolo Ricca e altri ospiti

ora anche in Morcelliana, 2014

“La Legge non costringe, ma scioglie. Non assoggetta, ma libera. Non chiude, ma apre. Il primo significato della Legge che Dio ha dato a Israele -averlo liberato dalla schiavitù dell’Egitto – si dilata e si estende su tutto il senso dei dieci comandamenti, fatti non per stringere gli esseri umani in una morsa di vincoli e doveri, ma per aiutarli a percorrere la via che a ciascuna vita umana spetta. È a questo, viene da chiedersi, che fa riferimento la domanda ripetutamente rivolta nei Salmi al Signore: Mostrami la via della vita?”

Gabriella Caramore

“Uno dei senso più profondi del quarto comandamento – “Ricordati del giorno di sabato … (Esodo 20,8-11)- è proprio quello di rendere possibile all’uomo di stare con se stesso, di dialogare con se stesso. E appunto in questo modo, nel giorno del riposo, si viene a comporre il triangolo biblico della “santità”:  io, Dio, Il prossimo”.

Paolo Ricca

Una fune sull’abisso: colpa, pena, rieducazione
Rai Radio 3 “Uomini e Profeti. Questioni”
21 febbraio 2016
con Elvio Fassone

v. anche Elvio Fassone, Fine pena ora, Sellerio 2015

“I temi della colpa, della pena, dell’espiazione, del pentimento sono temi eminentemente biblici. Ma nonostante questo – o appunto per questo – riguardano le vita di chiunque di noi, e in particolare di chi si macchia di un reato, viene sottoposto a giudizio, condannato, e poi … il più delle volte rimane ancorato a un destino con “destinazione il nulla”. È possibile invertire questa tendenza e pensare a una vita rinnovata anche per il colpevole?

E guardando al giudizio anche dal punto di vista di chi giudica: quanto pesa “giudicare” Quanto pesa “condannare”? S è vero che si deve stare dalla parte delle vittime, chi starà dalla parte di chi è vittima di se stesso?

“Rieducazione è la prima delle parole-faro del trattamento penitenziario. Sta scritta nella costituzione e vieta alla pena di essere solamente pena. Le fanno corona ‘reinserimento’, ‘risocializzazione’, e altre che il bisogno di rinnovamento linguistico talora escogita. Vorremmo tutti che questi obiettivi fossero raggiungibili, e almeno qualche volta raggiunti. Ma la vita carceraria è un macigno, che nemmeno le persone più oneste e la miglior buona volontà riescono a smuovere più di tanto …

[Occorre] capire, mettere gli occhi dentro le cose, intus legere, intelligenza. Anche dentro la pattumiera non tutto è inferno”

Elvio Fassone

Vedi anche la pagina di UOMINI e PROFETI