Uomini e Profeti

30 Giugno 2018                                 1 Luglio 2018

“Uomini e Profeti: 25 anni                “Uomini e Profeti: 25 anni
Prima parte”                                     Seconda parte”

Con Gabriella Caramore e  Marino Sinibaldi       

Ascolta il podcast della puntata del 30 Giugno 2018: 25 anni Prima parte 


Ascolta il podcast della puntata del 1 Luglio 2018: 25 anni seconda parte

ed i commenti alle due puntate in fondo alla pagina “Uomini e Profeti puntate Gennaio – Giugno 2018”

Carlo Ciavoni – Altre Onde – Venerdì di Repubblica, 6 Luglio 2018
Dopo 25 anni è triste cambiar voce
L’attitudine alla laicità è un tratto del comportamento individuale e la testimonianza più evidente di indipendenza del pensiero. Ecco, Gabriella Caramore è forse l’incarnazione di questo istinto: nei 25 anni di conduzione e coordinamento di Uomini e Profeti– il programma di cultura religiosa di Radio3, in onda dal 1993 il sabato e la domenica mattina – lo ha saputo imprimere alla sua creatura. Lo ha fatto cercando di parlare i linguaggi dell’ultraterreno, di raccontare i diversi modi di stare al mondo e le diverse declinazioni della spiritualità che da sempre attraversano l’animo umano.
Sabato e domenica scorsi, Gabriella Caramore – che già da un paio d’anni aveva lasciato la conduzione, preferendo restare dietro le quinte – è tornata al microfono per l’ultima volta (ma speriamo non sia vero) dopo la sua decisione di abbandonare il programma. Ad accompagnarla in questo saluto c’è stato Marino Sinibaldi, direttore di Radio3. Le due puntate, andate in onda il 30 giugno ed il primo luglio (che consigliamo di ascoltare) sono custodite dal sito dell’emittente. Di Uomini e Profeti non c’è granché da scrivere: va ascoltato, tanto densi, ricchi, complessi ed abbondanti sono i temi che affronta. Gabriella Caramore col suo coraggio laico affronta la figura di Dio (e di ogni altra divinità) con la curiosità, il garbo, il rispetto e l’umiltà di un’intellettuale di razza. Chissà se si è capito, ci mancherà parecchio.

Vedi anche l’articolo nel numero di Jesus di luglio 2018, nella rubrica ʼădāmȃ:
“Permettetemi di condividere con voi alcune emozioni personali che mi attraversano in questi giorni.
Dopo venticinque anni mi appresto a lasciare Uomini e Profeti …”
vedi l’intero articolo ….

Congedo da Uomini e Profeti

“Non c’è mai abbastanza tempo per dire grazie” dice un personaggio di Shakespeare. Io però un grazie sommesso, che in questi giorni occupa per intero il mio spazio interiore, vorrei provare a dirlo, alla fine di questi venticinque anni di Uomini e Profeti, a tutti coloro che mi hanno accompagnata in questa avventura di conoscenza, di studio, ma anche e soprattutto di ascolti, di sguardi, di incontri, di orizzonti, di amicizie stellari.
Uomini e donne che mi hanno mostrato gli angoli segreti delle loro vite, che mi hanno fatto conoscere tratti delle loro stesse storie, e di quelle delle loro comunità, dei loro paesi, delle loro provenienze. Tradizioni, costumi, esperienze, dubbi, certezze. Parole di cui si sono nutriti, silenzi a cui hanno affidato domande senza risposta, brezze di gioia, catini di lacrime, grovigli di pensieri, l’ebbrezza del comprendere, la disperazione dell’ignorare, il dolore di perdere, la felicità di ritrovare. Mi sono state compagne in questo viaggio persone incontrate e persone che non ci sono più, in una “compresenza dei vivi e dei morti” che ha stemperato lo strazio per molte lontananze, e ha conferito realtà a esistenze che appartengono alla storia.
Che questa trama di incontri si sia intessuta attraverso le voci, e quasi nient’altro, ha aggiunto una nota in più di essenzialità e quasi di incanto alla forza di questa paziente costruzione, negli anni, della ricerca di una ragione per vivere. Penso, naturalmente, alle centinaia di uomini e donne ospitati negli studi della RAI, ai libri che abbiamo consultato e studiato, agli autori – del passato o del presente – che hanno tracciato per noi sentieri di senso. Penso a chi ci ha ascoltato, a chi ci ha scritto, a chi è venuto a trovarci. A chi ha lavorato con me sulla materia delle voci e dei suoni, alle emozioni condivise, a quelle che ciascuno si è tenuto per sé … Certamente, tutto questo cercare ha avuto come stella polare, prossima e assente al tempo stesso, il nome di Dio o il nome oscuro di ciò che non si può neppure nominare. Ma non lo abbiamo mai pensato – o almeno, credo, io non l’ho mai pensato, quel nome –  come qualcosa di afferrabile, a portata di mano, facilmente definibile e maneggiabile, né tanto meno come un minaccioso giudizio sul nostro agire. Piuttosto, come un orizzonte – luminoso e accecante al tempo stesso – dentro cui interrogare il subbuglio dei cuori umani e le infinite geometrie delle stelle.

Gabriella Caramore

“Lavorare alla radio significa lavorare con la voce. Con la parte più profonda, più intima, più nascosta della persona. La voce nasce dentro le viscere del corpo, sale in superficie, nutrendosi di aria, di desiderio, di pensiero, e poi esce fuori all’aperto, nuda, offrendosi all’attenzione dell’altro o alla sua distrazione, alla sua benevolenza o alla sua malevolenza, alla sua ricezione o al suo rifiuto. È una buona educazione all’ascolto. È anche un buon apprendistato alla cura dei pensieri, dei desideri, della relazione”.

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