Croce e Resurrezione

di Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa

Edizioni Il Mulino, 2018 – Collana “Icone” diretta da Massimo Cacciari.

pp. 180 I € 12,00 I ISBN 978-88-15-27493-9

Il perdono della luna

Endre Ady
Il perdono della luna
Poesie 1906-1919
a cura di   Gabriella Caramore
traduzione di   Vera Gheno e Gabriella Caramore
con testo a fronte
Letteratura universale Marsilio – 2018

Nella collana “Icone”, curata da Massimo Cacciari, l’idea è quella di partire da un’immagine per capire come essa sia stata non tanto la “rappresentazione” di un’idea o di una figura del pensiero occidentale, ma abbia invece generato essa stessa pensiero, forma, simbolo nella cultura d’Occidente. “Quel pensiero – scrive Cacciari – non sarebbe venuto alla sua luce, o alla sua ombra, senza essere provocato da quell’immagine che diviene essa stessa sintesi sensibile di una dimensione dell’umano”.

In Croce e Resurrezione Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa si sono posti di fronte a due quadri, la Salita al Calvario, di Pieter Bruegel (1564) e la Cena in Emmaus di Rembrandt (1629), cercando di capire come abbiano potuto influenzare la visione nella modernità di due eventi fondanti non solo della religione, ma della cultura d’Occidente: la “croce” e la “resurrezione”. Nella Salita al Calvario di Pieter Bruegel Maurizio Ciampa mette in rilievo il brulicare di gesti, di figure, di grida che accompagnano il percorso verso il Golgota dell’uomo che sarà crocifisso, e che quasi scompare dentro il grande quadro. Qui sembra vincere, allora come oggi, l’indifferenza del mondo che accantona i perdenti, gli umili, gli innocenti. Nella Cena in Emmaus Rembrandt coglie il momento in cui il Cristo “sparisce” dalla vista dei discepoli e sprofonda, dall’ombra, in una lama di luce indistinta. Forse il genio esegetico di Rembrandt ha colto in questa “sparizione” tutta l’essenza della resurrezione: non un Cristo che “promette” il suo ritorno, ma un uomo che ha mostrato come si debba condividere il pane e la fatica della strada, avere pietà dei viventi e operare per la giustizia e per la verità. Come nella nostra contemporaneità, non c’è trascendenza, ma solo il tentativo di vivere la dimensione dell’umano. E proprio dal racconto di questi due “abbandoni” le figure della croce e della resurrezione possono ritrovare nuovo vigore, come simboli di una tensione che attraversa anche la realtà del nostro tempo.

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Endre Ady (nato a Érmindszent nel 1877, morto a Budapest nel 1919) è uno dei grandi poeti europei del Novecento.  È vissuto nell’Ungheria a cavallo di due secoli, alla vigilia del crollo dell’impero austro-ungarico, mentre il paese era combattuto tra arretratezza e modernità, tra le grandi rivendicazioni sociali del secolo, stroncate dalla tragedia della grande guerra, e la nascita dei grandi movimenti artistici e culturali dell’inizio del secolo scorso. Di tutti gli umori del tempo ha fatto materia dei suoi versi. Poeta “maledetto”, consumato dall’alcool e dal fumo, spesso in povertà, ma con l’ambizione di frequentare il grande mondo internazionale della cultura, fu portato a morte precoce dalla sifilide contratta in un incontro occasionale. Inviso ai benpensanti, adorato dal popolo e dagli artisti, nella Budapest in cui si addensavano le ombre di un fascismo spietato seppe tenere aperto uno spiraglio di libertà, assieme ai Béla Bartók, György Lukács, Lajos Kassák. Di famiglia calvinista, ebbe sempre una passione profonda per i testi della tradizione biblica, senza mai farne oggetto di una devozione formale. Anche il suo porsi come un “ateo che crede” lo fa sentire vicino alla sensibilità dell’Occidente contemporaneo.

…Siamo solo in tre sulla grande pianura:
Dio, io e una maledizione contadina.
So bene che tutti moriremo.
Ma io lancio un forte grido spietato…

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… Sono uomo di luce ammantato di nebbia,
sono desiderio di attesa,
sono il miracolo degli abitanti della palude.
Nato per portare la luce, sono rimasto quaggiù.
Attendo un mattino che sciolga la nebbia, attendo che giunga l’aurora…

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A cura di Roberto Berardi                     1 Dicembre 2016                   Unico sito autorizzato da Gabriella Caramore