Croce e Resurrezione

di Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa

Edizioni Il Mulino, 2018 – Collana “Icone” diretta da Massimo Cacciari.

pp. 180 I € 12,00 I ISBN 978-88-15-27493-9

Nella collana “Icone”, curata da Massimo Cacciari, l’idea è quella di partire da un’immagine per capire come essa sia stata non tanto la “rappresentazione” di un’idea o di una figura del pensiero occidentale, ma abbia invece generato essa stessa pensiero, forma, simbolo nella cultura d’Occidente. “Quel pensiero – scrive Cacciari – non sarebbe venuto alla sua luce, o alla sua ombra, senza essere provocato da quell’immagine che diviene essa stessa sintesi sensibile di una dimensione dell’umano”.

In Croce e Resurrezione Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa si sono posti di fronte a due quadri, la Salita al Calvario, di Pieter Bruegel (1564) e la Cena in Emmaus di Rembrandt (1629), cercando di capire come abbiano potuto influenzare la visione nella modernità di due eventi fondanti non solo della religione, ma della cultura d’Occidente: la “croce” e la “resurrezione”. Nella Salita al Calvario di Pieter Bruegel Maurizio Ciampa mette in rilievo il brulicare di gesti, di figure, di grida che accompagnano il percorso verso il Golgota dell’uomo che sarà crocifisso, e che quasi scompare dentro il grande quadro. Qui sembra vincere, allora come oggi, l’indifferenza del mondo che accantona i perdenti, gli umili, gli innocenti. Nella Cena in Emmaus Rembrandt coglie il momento in cui il Cristo “sparisce” dalla vista dei discepoli e sprofonda, dall’ombra, in una lama di luce indistinta. Forse il genio esegetico di Rembrandt ha colto in questa “sparizione” tutta l’essenza della resurrezione: non un Cristo che “promette” il suo ritorno, ma un uomo che ha mostrato come si debba condividere il pane e la fatica della strada, avere pietà dei viventi e operare per la giustizia e per la verità. Come nella nostra contemporaneità, non c’è trascendenza, ma solo il tentativo di vivere la dimensione dell’umano. E proprio dal racconto di questi due “abbandoni” le figure della croce e della resurrezione possono ritrovare nuovo vigore, come simboli di una tensione che attraversa anche la realtà del nostro tempo.

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A cura di Roberto Berardi                     1 Dicembre 2016                   Unico sito autorizzato da Gabriella Caramore